Australia, tu vo’ fa l’italiano? Arrivano le “circostanze attenuanti”

James Magnussen

Copyright foto: getty images

E’ la fortuna del nuoto, il tempo come giudice unico per stabilire le convocazioni in nazionale, senza gusti personali o giochi d’incastri tra società sportive. I trials all’australiana (o all’americana) erano sempre stati considerati l’epitome di questo principio. A cui tutti, dal giovane al campione olimpico, erano obbligati a sottostare. Ora, l’Herald Sun riporta lo sconcerto degli allenatori australiani per la novità introdotta nei criteri di selezione nazionale “Swimming Australia si riserva il diritto di rimpiazzare gli atleti in qualsiasi evento a causa di circostanze attenuanti – e ancora, si legge – il general manager e il Ct, a loro assoluta discrezione, possono raccomandare un cambio negli atleti selezionati per qualsiasi gara, singola o di staffetta”. Il timore, tra atleti e tecnici, è che dietro la scelta stia la volontà di salvaguardare i grandi nomi (Larkin, Seebohm, le sorelle Campbell…) in caso di squalifiche o raffreddori dell’ultimo minuto ai trials olimpici. In Italia si è spesso detto che non si può delegare la costruzione della nazionale a un trial secco (il tempo di qualifica può essere ottenuto in più appuntamenti) o al solo cronometro, poiché non abbiamo un numero di praticanti - e quindi d’interpreti di livello olimpico - tale da permetterci di sostituire i ‘big’. Ma l’Australia presenta un precedente che nulla ha a che fare con ragioni tecniche. Alle selezioni olimpiche per Atene 2004, Ian Thorpe cadde dal blocco nei 400 stile libero. Il che avrebbe significato squalifica. Intervenne personalmente il Primo Ministro John Howard, perché Thorpe fosse convocato comunque. Ora, c’è chi vede nelle circostanze attenuanti – che includono infortuni, malattia, ma anche ritardi nei voli o problemi con i costumi – un tentativo in extremis di portare a Rio 2016 uno degli atleti più rappresentativi d’Australia, James Magnussen (foto), alle prese col difficile recupero da un infortunio alla spalla “Ma non vedo in questo una circostanza attenuante” ha replicato il Ct dell’Australia, l’olandese Jacco Verhaeren. “I criteri di selezione olimpica, una volta bianchi e neri, sono ora coperti da una cappa di grigio che potrebbe gettare lo sport in una spirale di costanti battaglie legali nelle settimane precedenti le Olimpiadi” scrive l’Herald, ventilando il rischio maggiore. Che dalle proteste formali si passi al tribunale.

 

moscarella@swimbiz.it

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